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Privalia va al cinema in Villa: A DANGEROUS METHOD

scritto da Privalia (21 ottobre 2011)

Ovvero parlare di sesso e perversioni, però nel nome di Freud. Punto interrogativo. Questo è quello che mi trovo sulla testa ultimamente quando esco dal cinema. Un punto interrogativo gigante, che aleggia sopra la mia testa. E questa pellicola non fa eccezione. E un po’ mi dispiace perché potrei quasi affermare di aver preso un aereo per ritornare in patria per vederlo. Perché il regista è uno dei miei preferiti ed è uno degli ultimi baluardi di un cinema ormai in estinzione.

Perché il cast formato dal trittico Fassbender-Knightley-Mortensen con l’aggiuntina del quarto moschettiere Vincent Cassel è a prova di ogni critica. Perché è girato con una maestria assoluta. L’effetto “Panfocus”, inventato da Orson Welles in Quarto potere, (ovvero la tecnica fotografica/ cinematografica che ti permette di mettere a fuoco due persone contemporaneamente pur non essendo sullo stesso piano) ti fa quasi catapultare in un film degli anni ’40. E quei fondali scenici così volutamente finti in alcune sequenze ricordano le atmosfere hitchockiane di Caccia al ladro (ricordate le scene dove Cary Grant e Grace Kelly sono in macchina?) Però poi ci sono quei dettagli irrilevanti. Tipo la recitazione. Il morso inverso della Knightley fa senso, come anche la sua magrezza. Pensi che da un momento all’altro o le si sloga la mascella o si spezza tutta. Penso che sia una delle migliori attrici della new generation. Non è la Portman, ma non è neanche la Johannsonn. (Alla Lohan ormai son rimaste più solo le arance….da portarle!!). Però qui è finta. Troppo. Ergo, molto probabilmente, vincerà un oscar. Mortensen – Freud ci sta anche col naso finto. Credo che tutti il buon caro vecchio Sigmund se lo immaginino così (addetti ai lavori e non). Cassel….bhè ormai dategli la parte del depravato, debosciato, bohemienne, tossico, malato di sesso e il successo è assicurato. Però proprio per questo il suo cameo, nonostante sia stato osannato da tutti, non lo annovererei tra i migliori. Altro dettaglio irrilevante, la sceneggiatura. La storia di Jung che combatte le sue pulsioni sessuali verso la sua paziente BETA Sabina Spielrein che a sua volta nasconde perversioni masochiste. Ovvero dare più spazio alle bastonate-scopate che ai reali temi psicologici, però nel nome del padre della Psico-Analisi.

E non psicanalisi”(cit.)

M.

Sto per far partire una petizione “Dona anche tu 1 euro e compra un cheeseburger alla Keira”.

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