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Privalia al cinema – DRIVE che ti passa

scritto da Privalia (16 Marzo 2012)

In un’epoca dove tutto è gia stato detto e tutto è gia stato scritto la differenza la fa non tanto il “cosa” ma quanto il “come”. Gli artigiani lo sanno bene. E per artigiani intendo tutti coloro che progettano e tutti coloro che realizzano un’idea. Che potrà essere anche banale, ma poi infatti arriva il “come”. Che è intrinsecamente legato a due concetti “il dettaglio” e “l’equilibrio”. Chiunque mastichi un po’ di cinema sa che è un lavoro di artigianato, a volte molto complesso, ma il regista è pur sempre un artigiano.

Drive è tutto questo.

E’ un film meraviglioso, con delle immagini meravigliose, con una colonna sonora meravigliosa, con un attore meraviglioso. La storia si basa su un equilibrio precario ovvero un solo dettaglio in più, o in meno e non sarebbe stata la stessa cosa. La musica si fonde perfettamente con le immagini, intere sequenze di una Los Angeles notturna vista dall’alto e musica elettronica in background a farti rimpiangere le atmosfere dei film anni 80. Una pellicola fatta di contrasti: amore versus violenza efferata, silenzi tranquilli versus gridi di minacce, velocità versus slow motion, tranquillità apparente versus follia omicida e irrequietezza d’animo. La musica si lega talmente bene alle immagini che sembra di vedere un film di Sergio Leone.

Quando si vede un bel film non ci sono poi parole talmente belle per descrivere esattamente le emozioni che la suddetta pellicola ci ha regalato. Ed è giusto così perché l’elaborazione di ciò che si è visto comporta sempre una perdita di dati. Perciò aggiungerò solo che se il tutto fosse stato girato a New York nel 1976 si sarebbe chiamato Taxi Driver.

Poesia a 24p.



Pillole di cinema della signorina Villa

 

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