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Il cinema di una volta in Privalia: La fiamma del peccato

scritto da Privalia (11 novembre 2011)

Contrariamente a quanto succede in altri classici del noir, in Double Indemnity (La fiamma del peccato) la trama non e’ contorta, anzi si intuisce dalle prime scene (in America anche prima, grazie al titolo). La struttura e’ quella del flashback, quindi l’assassino si conosce immediatamente…ma pensiamo al successo del tenente Colombo.

Billy Wilder, prende un racconto di James Cane e ne fa un capolavoro cinematografico del genere, grazie anche all’aiuto di uno sceneggiatore d’eccezione come Raymond Chandler. A questa formula già vincente si aggiungono alcune scelte insolite che accrescono il fascino del film. Prima fra tutte quella del protagonista maschile. Ci aspetteremmo il tipico investigatore alla Marlowe, schivo, rude, dal fascino ombroso. Invece ci troviamo di fronte Walter Neff, assicuratore, l’uomo medio per antonomasia, che ha il volto un po’ anonimo di Fred MacMurrey, con un velo di barba incolta a mitigarne l’aspetto troppo bonario. Basta uno sguardo della famme fatale Phyllis Dietrichson, alias Barbara Stanwyck, a trasformarlo in un assassino senza tanti scrupoli e con molte pretese. Avvinto dal desiderio per la sua “bella”, così come la caviglia di lei e’ stretta dalla sensuale catenina-feticcio (l’elemento catalizzatore della vicenda), elaborerà il delitto perfetto per avere il denaro e la donna. Ma, come anticipato dal protagonista stesso, alla fine non avrà ne’ l’uno ne’ l’altra: il piano per eliminare il ricco marito della Dietrichson e incassare il premio dell’assicurazione comincia a scricchiolare a causa dei reciproci sospetti della coppia e dell’ “ometto” di Barton Keyes, collega e mentore di Neff. E’ quell’ometto che, provocandogli bruciori alla bocca dello stomaco, lo avverte quando all’Ufficio Sinistri qualcuno cerca d’imbrogliarlo. Sesto senso o gastrite risulta comunque infallibile.A interpretare l’agente assicurativo con “un cuore d’oro sotto il gilet sporco di cenere” e’ Edward G. Robinson. Scelta curiosa anche questa se si pensa al suo “Piccolo Cesare” (che vi consiglio caldamente!). Qui, come personaggio positivo, e’ tutt’altro che fuori parte, anzi il casting e’ uno dei maggiori punti di forza del film. Se poi, come me, mangiate pane e noir, divorando ingredienti come ambienti chiusi e fumosi, pioggia ininterrotta, netti contrasti luce/ombra, personaggi ambigui e sfaccettati, dialoghi serrati e sempre vagamente allusivi, dopo questo film non potrete che sentirvi sazi e contenti. Buon appetito!

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Jazebel Dave

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