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Milano veste fumetto

scritto da Privalia (31 Marzo 2011)

Qui a Privalia andiamo pazzi per gli abiti, e se ci pensate bene, non esistono abiti più iconici e riconoscibili di quelli indossati da sempre dai nostri beniamini dei fumetti. E’ per questa passione che non potevamo non fare una capatina presso la fiera Cartoomics 2011 tenutasi un paio di settimane fa a Milano, dove tra un banchetto di fumetti vintage e cosplayer venuti da tutta Italia vestiti come i loro idoli degli anime, si è tenuta l’interessantissima mostra Milano veste fumetto curata dalla fondazione Franco Fossati.

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Un percorso decisamente curioso dove abbiamo fatto tante scoperte e dove ci siamo accorti che i fumetti, col passare del tempo, lasciano più testimonianze sulla moda nei diversi decenni meglio di quanto possa fare qualsiasi manuale. Abiti corti, lunghi, di tutti i colori e di tutte le fogge sono usati da eroi e eroine per marcare la loro personalità e rendersi immediatamente riconoscibili, come fa ognuno di noi quando si veste, del resto. Provate ad immaginare, ad esempio, Corto Maltese senza il suo berretto da marinaio, Dylan Dog senza camicia rossa e giacca nera, Charlie Brown senza il suo maglione giallo con lo zigzag nero o Tintin senza i suoi pantaloni alla zuava, e vi accorgerete subito che qualcosa non quadra.

La mostra ci ha svelato che senza dubbio nell’immaginario fumettistico quello della vamp è la figura più ricorrente. Sin dagli anni 30 le forme arrotondate di Betty Boop erano sempre fasciate da sexy tubini, Milo Manara ha vestito per decenni algide figure femminili con abiti in costume rigorosamente studiati (di recente, illustrando anche creazioni di Chanel), e Crepax con la sua Valentina ha espresso il più alto potenziale di seduzione tra lingerie o pellicceria. Più di recente, in Italia, la casa editrice Bonelli ha deciso di mostrare una sobria eleganza vestendo la criminologa Julia con tailleurs e completini ispirati alla posatezza dell’indimenticata Audrey Hepburn. E sempre nel nostro paese, sin dagli anni sessanta, le sorelle Giussani disegnavano la ladra Eva Kant vestendola con completi le cui fantasie e forme erano ispirate dalle riviste di moda dell’epoca – e gli stessi gioielli che lei rubava insieme a Diabolik negli albi erano spesso riproduzioni grafiche di veri gioielli di Bulgari, o Cartier. per spostarci nella terra del sol levante, Riyoko Ikeda svolgeva studi precissisimi prima di disegnare gli abiti della francia del settecento in Lady Oscar, mentre la moda attuale dei giovanissimi del quartiere Shibuya di Tokyo è fedelmente riprodotta in manga come Nana, dove kilt punk si accompagnano ad accessori firmati Vivienne Westwood.

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Il fumetto, che sia esso fantastico o realistico, è una testimonianza permanente di com’era la realtà della moda nel periodo esatto della sua creazione. Non è insomma un caso se più volte il mondo della moda e quello del fumetto si intrecciano a formare solidi legami, o profique collaborazioni addirittura. In casa Disney ad esempio, per vestire le cinque giovani ragazze del magazine per adolescenti Witch ci si avvalsi della collaborazione addirittura di Giorgio Armani, che ha studiato un look per ognuna delle protagoniste – mentre nel numero di Febbraio 2010 dell’edizione francese di Elle, il disegnatore Ulrich Stroeder ha messo… “becco” a Donatella Versace e orecchie da topolino a Dolce & Gabbana rivisitando i più famosi stilisti in chiave Disneyana.

Una gran bella esperienza, insomma, per capire un pò di più il legame tra cosa ci piace leggere, e cosa ci piace mettere addosso.

Nicola

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