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Roberto Vecchioni – Chiamami Ancora Amore

scritto da Arianna di Privalia (21 febbraio 2011)

E così, per la sessantunesima volta nella storia italiana, è finito di nuovo il festival di Sanremo (tutto attaccato! è un paese, non un santo!). Un festival su cui ne sono state dette di tutti i colori, e su cui la gente si divide sempre ogni anno con i fantomatici commenti che spaziano dal “è un festival vecchio” al “non ne guardo neanche un minuto”, tenendo presente però che dal sabato sera tutti conoscono le gaffe di ogni serata e tutti sanno chi ha vinto.

festival-sanremo

Personalmente, il festival della canzone italiana mi piace. Da quel poco dei miei 24 anni ho ricordi bellissimi delle prime edizioni degli anni novanta dove imparavo a conoscere i nomi che hanno fatto la musica italiana. Lo trovo un ottimo specchio per una analisi parziale di come funziona la scena musicale in Italia, nonchè una cartina di tornasole di quale sarà la tendenza da ascoltare in estate – senza pensare al fatto che col festival di Sanremo coincide sempre la pubblicazione di una infinità di album nuovi (o di riedizioni) degli artisti che vi partecipano, e questa è un ottima cosa se siete amanti della musica.

Quest’anno è stato povero come numero di partecipanti, e la conduzione è stata affidata a un forse troppo “immobile” Gianni Morandi, i preferiti erano sicuramente artisti più giovani che però non si sono staccati dai soliti temi amorosi e frivoli, mentre dal punto di vista del vincitore direi che non ci si può lamentare con un nome che E’ letteralmente la storia del cantautorismo Italiano, che ha cantato di una situazione attuale e reale, e che sicuro soddisferà i lettori di questo blog che vanno per gli anta.

Roberto Vecchioni, alla sua seconda partecipazione al festival (la prima era del 1973) e dopo averci dato canzoni italiane evergreen come Samarcanda, Luci a San Siro e Voglio una Donna, si porta a casa un meritatissimo primo posto con una ballata dal sapore nostrano e dal contenuto utopico e meraviglioso:Chiamami Ancora Amore. Un crescendo di simbolismi e metafore (le stelle non spente dai temporali) inanellate su un pianoforte melodico pieno di malinconia ma che vuole fare aprire le menti e gli occhi di un intero popolo. E direi che trattandosi di pura poesia scritta da uno dei più famosi docenti Italiani (Vecchioni, appunto), il fine è completamente soddisfatto.

E come ha commentato lui stesso riferendosi alla canzone “…mi è arrivato un tipo di brano che io classifico tra quelli all’italiana: grande sentimento, grande forza di inciso che dovrebbe prendere le emozioni di tutti e sotto un messaggio che sia trasversale, ma di valori. Non parlerò di me, o solo larvatamente.È una canzone molto attuale che parla di cose di oggi, di situazioni di oggi e soprattutto di speranza. Questo sì. Speranza” e mi unisco a Vecchioni dicendo che si, i messaggi di speranza non sono mai abbastanza. Specie se sono così illuminanti e ben interpretati.

A lunedì prossimo!

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Arianna di Privalia

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