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Privalia al cinema: what a SHAME!

scritto da Privalia (3 Febbraio 2012)

Ho visto Shame. Questa volta non vorrei essere ironica, cinica e leggermente miserabile come mio solito. Anzi coglierei lo spunto per fare delle riflessioni.

Ho visto Shame.

Ho visto un esercizio voyeristico di stile. Dove non esiste un equilibrio tra la volontà di far vedere a tutti i costi e l’arte. Come accade la maggior parte delle volte nelle relazioni di tutti i tipi uno prevarica sull’altro, non c’è equità.

Il paragone chiaramente è studiato ad hoc dato che si tratta di una storia dove i rapporti (e la mancanza di) la fanno da padrona. O meglio, dovrebbero farla. Perché come ho appena scritto, lo stile (in cui rientrano la sceneggiatura, la storia, le scelte registiche etc etc) viene completamente surclassato dall’indugiare becero. E da una storia che dovrebbe parlare di relazioni e mancanza di relazioni interpersonali si passa a un lungo e lento (molto lento) declino fino al “threesome” finale. Non esistono spiegazioni, galleggia tutto lì nell’aria, non vi è un fil rouge se non il sesso.

Siamo una società che va ai 2000 all’ora. Se non sei dentro il sistema non sei nessuno. Se non sai resistere alla pressione di un tir su di te non esisti. Se non ti vesti in un certo modo, mangi in un certo modo, parli in un certo modo non vali nulla. E se non mercifichi il sesso e fai cose forti, hardcore o semplicemente “strong” non sei un artista.

Il sesso è ovunque. Vai su Megavideo e ti esce il banner con le prostitute, Vai su siti normali o comunque non rated XXX e compaiono signorine discinte che vendono la loro merce. Vedi sesso a tre nelle pubblicità di orologi o di alcolici all’ora di cena. Lo vedi ovunque. Doverebbe essere una cosa bella, sta diventando la cosa più sopravvalutata che esista. Bisognerebbe parlarne il giusto e farlo meglio e di più invece che bombardare di immagini ma parlarne male e pensare che siamo tutti animali.Non sono una di quelle che pensano che un film debba avere per forza uno scopo educativo. Sono una di quelle che pensa che l’Arte in generale dovrebbe dare degli stimoli che possano anche arrivare ad educare in un certo modo una persona. Il cinema non viene definita la settima arte a caso. E, come penso che esistano film d’intrattenimento che non si prendono la briga di avere scopi appunto educativi, penso che invece altri film che hanno la volontà di trattare certe tematiche, come la solitudine, l’incesto, l’incomunicabilità, l’incapacità di relazionarsi dovrebbero almeno dare una spiegazione completa di ciò che sta succedendo sullo schermo. Perché lo spettatore se lo merita. Perché per quanto la critica potrà riempirti di premi è il pubblico che fa si che tu sia ciò che sei nel sistema. E pensare di poter descrivere la solitudine di un uomo con una continua ricerca di passera credo sia abbastanza riduttivo. Anche con la musica classica in sottofondo.

Secondo molti è la storia toccante che descrive la solitudine totale di un uomo. A queste persone consiglierei un film. Si chiama Taxi Driver, il regista è un certo Scorsese e il protagonista si chiama De Niro.

Post Scriptum (anche se date le tematiche dovrei scrivere Post Coitum)

Grazie come al solito signorina Villa!



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Privalia

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